La Veglia di Pietra
Tra le incisioni rupestri della Val Camonica, c’è una zona che i pastori evitano da generazioni.
Non è segnata sulle mappe, non ha un nome ufficiale, ma tutti la chiamano La Veglia di Pietra.
È un anfiteatro naturale, una conca di roccia chiara dove il vento non entra e i suoni sembrano spegnersi.
Al centro, su un basamento irregolare, si trova una figura scolpita nella pietra: un uomo seduto, il volto rivolto verso il cielo, le mani sulle ginocchia.
Non ha occhi, solo due cavità profonde che sembrano assorbire la luce.
La leggenda dice che la statua non è sempre stata lì.
Gli anziani raccontano che, quando erano bambini, la figura si trovava più in alto,
vicino a una parete incisa.
Poi, anno dopo anno, qualcuno la vedeva spostata di qualche metro.
Nessuno l’ha mai vista muoversi, ma tutti giurano che non è mai nello stesso punto.
Un pastore di nome Elio fu il primo a parlarne apertamente.
Una notte d’inverno, mentre cercava una pecora smarrita, vide la statua a pochi passi dal sentiero. Non avrebbe dovuto essere lì. La riconobbe subito: la postura, le cavità degli occhi, la pietra chiara.
Si avvicinò, convinto che la mente gli stesse giocando un brutto scherzo.
Ma quando allungò la mano, sentì un calore lieve, come se la pietra avesse trattenuto il sole nonostante il gelo.
Elio tornò al paese sconvolto.
Disse che la statua respirava.
Non come un essere umano, ma come una montagna: un movimento lento, impercettibile, un sollevarsi e abbassarsi che faceva vibrare il terreno sotto i piedi.
Nessuno gli credette.
Qualche mese dopo, un gruppo di ragazzi decise di andare a vedere la statua.
Era una sfida, una prova di coraggio.
Tra loro c’era Marco, il più testardo.
Arrivarono alla conca al tramonto, quando la luce si spegne tra le rocce e tutto sembra più vicino. La statua era lì, immobile, perfetta, come sempre.
Marco si sedette davanti a lei.
«Se ti muovi davvero, voglio vederti» disse, ridendo.
Gli altri lo lasciarono lì, promettendo di tornare dopo un’ora.
Quando tornarono, Marco era ancora seduto.
Ma non rideva più.

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